Chi sono

Se pensate che abbia in testa solo i libri, siete vicini al vero...
Mi chiamo Simonetta Bitasi e di lavoro leggo. Per alcuni può sembrare un incubo, per molti un sogno e forse per me è un po' tutte e due le cose, anche se sono consapevole che essere pagata per leggere è un bel privilegio. Ma anche una responsabilità. Per fortuna non sono sola: al contrario di quello che può sembrare il mio è un lavoro collettivo. Leggo sicuramente molte ore da sola ma tante le passo confrontandomi con i lettori e anche con i non lettori. Nel tempo sono riuscita a costruire una rete sempre più fitta di scambi e contatti con lettori, bibliotecari, editori, librai, giornalisti, colleghi di altri Paesi. Mi informo tramite le fiere di settore, attraverso internet, e ogni giorno partecipo e coordino diversi gruppi di lettura.
Quello che voglio fare, alla fine, è dare al lettore o all'aspirante tale una maggiore possibilità di scelta, mostrandogli la ricchezza e la varietà della produzione editoriale italiana.
Il mio posto quindi è tra il libro pubblicato e il lettore. E mi piacerebbe che questo lavoro di facilitatore potesse diventare una professione anche per altri, soprattutto per i più giovani.


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DI LAVORO LEGGO. L'esperienza di favorire l'incontro tra libri e ragazzi lettori.

Di lavoro leggo. Spesso faccio fatica a dirlo.
Sento quasi di dovermi giustificare, a volte di dover scontare un privilegio unico o almeno di dover spiegare come da una lunga esperienza in una libreria e dall’affettuosa corrispondenza sin da piccola con le biblioteche io sia arrivata ad essere un lettore ambulante, a leggere per poi girare a raccontare le mie letture. Sulla mia strana attività mi ha dato recentemente un po’ di conforto e coraggio un articolo della scrittrice Zadie Smith che su Internazionale dice: “Leggere, se fatto come si deve, è difficile tanto quanto scrivere... Chi equipara la lettura all’esperienza essenzialmente passiva di guardare la tv, vuole solo svilire la lettura e i lettori. La similitudine più calzante è con il musicista dilettante che sistema lo spartito sul leggio e si prepara a suonare. Deve usare le competenze acquisite con fatica per suonare quel brano musicale. Quanto maggiori sono le sue competenze, tanto più grande è il dono che fa al compositore e quello che il compositore fa a lui. E’ una “nozione” di lettura che ormai sentiamo proporre di rado. Eppure quando fai esercizio di lettura, quando passi del tempo con un libro, la vecchia morale dello sforzo e del compenso è innegabile. Leggere è un’abilità e un’arte. I lettori dovrebbero andare fieri delle loro competenze e non vergognarsi di coltivarle, non fosse altro perché gli scrittori hanno bisogno di loro... Anche il lettore deve avere talento”. Confortante, vero?
Riguardo al leggere vi segnalo una cosa curiosa: in un paese in cui si legge sempre meno e i lettori sono pochi e anche maltrattati il panorama editoriale ci sommerge ultimamente di titoli sulla lettura e i lettori. Non mi soffermerò sui peggiori, la maggior parte, ma su un piccolo gioiello che dice con poche precise parole cosa vuol dire leggere e perché noi lettori cerchiamo di contagiare tutti quelli che incontriamo: “Non c’è dubbio che quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza. Nel momento in cui leggo, è vero, sono come sospeso in un altrove tessuto di ombre e di fantasmi. Leggendo, calati nella logosfera del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della realtà circostante. E tuttavia questo spazio sono io a costruirlo, per animarlo lo reinvento di continuo partecipando del suo movimento nello specchio attivo dell’immaginazione, come invece non può avvenire con le immagini dello schermo televisivo, implacabilmente imposte a un occhio passivo”. (Ezio Raimondi, Un’etica del lettore). Questo per definire il concetto di lettura e anche per darci un minimo di importanza. Leggere certo non ci rende migliori, ma con un gesto apparentemente semplice mette in moto meccanismi ricchi e complessi. Ma una volta che si è entrati, come dire, nella magia della lettura non siamo ancora al traguardo. Perché il problema spesso è cosa leggere e come scegliere tra una produzione sterminata e spesso ingannevolmente pubblicizzata. Per chi si occupa di promozione o meglio contagio della lettura il problema è: “come faccio a sapere che c’è un libro che vale la pena di leggere e poi di far leggere?” I lettori sono esseri fiduciosi e invece cercano di scoraggiarli su tutti i fronti. Ed è ancora peggio quando le logiche puramente commerciali colpiscono la narrativa per l’infanzia. Vediamo come la strada della scelta sia sempre più un percorso faticoso, che spesso induce il lettore meno convinto ad abbandonarla:

1) Le librerie indipendente con librai e libraie informati, appassionati, competenti stanno ormai scomparendo a favore dei supermercati del libro, dove oltre alla mancanza di consigli, manca anche un’onesta e completa scelta tra la produzione libraria, che penalizza in particolare medi e piccoli editori.

2) Anche nelle biblioteche, oltre a una scelta ampia e completa, spesso è anche difficile trovare indicazioni e informazioni perché ai bibliotecari è praticamente impedito di leggere. Troppo oberati di impegni burocratici e di gestione e sempre gravati da sott’organico, non riescono certo, se non alla sera prima di addormentarsi, a leggere qualche pagina. Nelle biblioteche spagnole (alcune registrano un tesseramento del 70% della popolazione), sono distinti i vari ruoli e ci sono bibliotecari incaricati di leggere.

3) L’informazione dei giornali sui libri è fortemente non attendibile, spesso vittima di giochi di potere e favori reciproci tra operatori editoriali. E comunque molte recensioni non sono frutto, come sarebbe naturale, di una lettura.

4) A un livello superiore, parlando cioè di critica letteraria, non si trova molto di meglio. Totale indifferenza o parole altisonanti e illeggibili non aiutano a orientarsi nella narrativa contemporanea. Più che morta, come dicono molti, la critica letteraria italiana mi sembra in un eterno letargo.

5) Per i cosiddetti operatori poi un utile strumento potrebbe essere quello degli uffici stampa delle case editrici, che naturalmente devono vendere il loro prodotto, che spesso però non conoscono. Perché non leggono. Così anche le campagne stampa sono ingannevoli e tendono a rendere la diffusione dell’informazione libraria stereotipata.

6) La mancanza o la poca qualità della scelta, in particolare nelle biblioteche, è causata da improvvide scelte amministrative, che preferiscono spendere magari su un grande e unico evento che sull’acquisto dei libri. O che pongono come unico criterio di scelta del fornitore lo sconto praticato. In questo modo si offende l’intelligenza dei lettori o dei futuri lettori, facendo loro mancare la materia prima. Ma si sa una biblioteca che funziona grazie a un buona e costante fornitura di libri e al lavoro e alla competenza di personale qualificato non è una vetrina sufficientemente eclatante per la campagna politica.

Cosa rimane? Incontrarsi tra lettori, condividere le letture. Frequentare e far conoscere ai bambini librerie e biblioteche. Per i lettori adulti poi uno strumento di incontro e scambio ancora abbastanza attendibile è internet. Per ora blog, forum, siti sulla passione per leggere ribaltano i punti precedenti e sono un’oasi per chi ama leggere e far leggere.
Un modo molto più limitato, ma che si sta diffondendo sempre più è il fenomeno dei gruppi di lettura. Per molti la lettura è un’attività solitaria e anch’io non nego che la partita vera si gioca tra il lettore e il libro. Questo rimane il nucleo essenziale e indispensabile della magia del leggere. Quando ho letto un bel libro il cerchio idealmente si chiude e sia io che ho letto, in qualche modo riscrivendo il libro, sia lo scrittore abbiamo svolto appieno il nostro ruolo. Però è innegabile che quando sono rimasto colpito da un libro mi viene voglia di comunicarlo senza forse arrivare all’affermazione estrema di Peter Bichsel: “E so cosa mi porterei dietro su un’isola completamente deserta, dove si è totalmente soli e senza nessuna possibilità di tornare indietro... in realtà non mi porterei dietro nessun libro, perché senza una comunicazione quotidiana cesserebbe sia la lettura che la scrittura. Ho bisogno degli altri almeno per far sapere che ho letto.” (Il lettore, il narrare). Allo scrittore svizzero i gruppi di lettura sarebbero probabilmente piaciuti. Lo loro funzione è quella di condividere una passione ma anche di scambiarsi informazioni e far girare sempre più libri. Un paio di anni fa ho partecipato al primo raduno italiano dei gruppi di lettura ad Arco di Trento dove erano ospiti anche alcuni bibliotecari spagnoli (sempre la Spagna...). Sono venuta così a conoscenza di gruppi per bambini e ragazzi e così ho proposto anche a Mantova di provare a crearne uno in biblioteca. Capitan Uncino esiste da due anni e si è clonato: i ragazzi infatti si sono divisi in junior (11-13 anni) e senior (13-16). Lavorano come consulenti agli acquisti della biblioteca, hanno compilato una bibliografia con le loro letture preferite, stanno realizzando un giornalino per meglio consigliare i loro coetanei. Come gruppo sono entusiasti, autonomi, curiosi e più facilmente gestibili degli adulti. Non assomigliano al ritratto che si fa degli adolescenti allergici alla lettura e ai libri. E sono sicura che non sono un caso a parte, tutt’altro.
Per estendere il contagio della lettura quindi ...basta leggere. Però devono lasciarcelo fare predisponendo luoghi della lettura piacevoli e invitanti, dove trovare magari professionisti che ci possono consigliare; con informazioni attendibili per trovare i “nostri” libri; creando una diffusa cultura del libro come oggetto quotidiano e “naturale” e non come materia di studio e mezzo di punizione. Nasciamo potenziali lettori. Se lo diventeremo sarà grazie all’incontro con il libro giusto. Ecco, io voglio fare questo: favorire l’incontro tra i libri e i loro lettori che li stanno, magari inconsciamente, cercando.

Pubblicato in LA LETTURA, NONOSTANTE. Libri e ragazzi, tra promozione e rimozione - a cura di Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi - Idest, 2009.
E pubblicato anche su nazioneindiana.com.


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