Appena letti
Julie Otsuka, VENIVAMO TUTTE PER MARE, Bollati Boringhieri (traduzione di Silvia Pareschi)
DIFFIDENZA n. 1 - Ho resistito alla lettura di questo libro perché era troppo recensito. Se ne è parlato dappertutto e non capivo se era per l’originale storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette "spose in fotografia" - che giunsero in America all'inizio del Novecento o perché davvero fosse un romanzo di valore. Beh, al di là dell’interessante ricostruzione storica della vicenda di queste ragazze, il romanzo di Julie Otsuka va letto per l’interessante impianto narrativo e la scelta di un noi narrante non facile da usare. Ci sono pagine molto liriche, altre drammatiche e spesso ti sembra di essere lì con loro a soffrire o (poche volte) a sorridere di piccole gioie impreviste. Paradossalmente il romanzo ti lascia con un po’ di fame, perché le parti di più ampio respiro narrativo sono splendide, ma molto poche e il procedere per elenchi sembra a volte quasi un alibi per non abbandonarsi al flusso narrativo. Insomma, poteva scrivere di più!
Edwidge Danticat, IL PROFUMO DELLA RUGIADA ALL’ALBA, Piemme (traduzione di Maria Clara Pasetti)
DIFFIDENZA n. 2 - Siccome non ne posso più di romanzi con titoli smelensi, allusivi a cibi, piante e fiori, avevo messo nella pila dei forse li leggerò, ma forse anche no, IL PROFUMO DELLA RUGIADA ALL’ALBA (!). Poi ho pensato a Daniela, che me l’aveva mandato, e a un’amica che mi caldeggiava l’autrice di origine haitiana. Meno male! Perché il romanzo della Danticat è uno dei migliori che ho letto ultimamente. Basta solo togliere la sovraccoperta e partire per un viaggio doloroso e vivo nel mondo degli esuli fuggiti da Haiti a causa della violenta dittatura di Duvelier. Tra di loro però non ci sono solo le vittime, ma anche un carnefice che, seppure pentito, si è reso responsabile di crimini orrendi.
E alla fine il romanzo è l’incontro di tante sofferenze, ma anche il ritratto vivido di un paese martoriato e bellissimo.
Giorgio Fontana, PER LEGGE SUPERIORE, Sellerio
“Ma la giustizia era come un erpice che dissodava la terra, lasciando qui e là inevitabili lacune: macchie d’erba matta, sassi troppo piccoli per essere asportati, luoghi dove il dubbio continuava a germinare”: Roberto Doni ha più di sessant'anni, fa il sostituto procuratore a Milano, è sobrio, formale, ineccepibile. Fino a quando non si trova davanti a un caso apparentemente già risolto nella sua assoluta banalità. Ma proprio per questo Doni entra in crisi.
Un bel romanzo sulla giustizia, su Milano, sull’incontro di mondi apparentemente inconciliabili, sulle piccole cose che possono incrinare un percorso di vita che sembra ormai granitico.
Un libro dallo stile pulito, raffinato, senza sbavature.
Cynthia Ozick, CORPI ESTRANEI, Bompiani (traduzione di Simona Vinci)
“Bea faceva parte di quella categoria d ridicole e ben riconoscibili insegnanti donne di mezza età che mettono da parte i risparmi per le vagheggiate vacanze estive nelle più romantiche capitali europee”. In realtà la protagonista del nuovo romanzo di Cynthia Ozick nasconde un matrimonio fallito, un fratello ricco e che la ignora da vent’anni e una sottile insoddisfazione che comincia a pungerla quando meno se lo aspetta. Così l’incontro con il nipote, che fugge da un padre opprimente e con il quale ravvisa una certa somiglianza di indole, sembra poterle regalare una nuova occasione di vita. Ma anche con le migliori intenzioni si può sbagliare, e quindi soffrire e creare sofferenza.
La conferma di una grande scrittrice.
Fabio Pierangeli e Lidia Sirianni (a cura di), CRONACHE DAL BIG-BANG. L’unica gioia al mondo è cominciare, Hacca
“... Alain Robbe-Grillet afferma che potremmo quasi scrivere tutta la storia della letteratura studiando soltanto gli incipit, perché la prima frase di un romanzo è una specie di contratto: un contratto di scrittura e lettura che pone lo statuto dell’autore in rapporto al mondo, e che permette al lettore di capire come leggere il libro”: noi lettori potremmo discutere degli anni interi sull’importanza o meno dell’inizio di un romanzo. Un mio amico, grande lettore, sostiene che gli incipit difficili servono al bravo scrittore per selezionare i proprio lettori. E’ un’idea che mi inquieta. Allora per cominciare il 2012 vi consiglio questo intelligente e stimolante saggio di Hacca, che vi regalerà dei bellissimi incipit, scelti e commentati da venti scrittori e soprattutto tante idee di lettura. Buon inizio!
Austin Wright, TONY & SUSAN, Adelphi (traduzione di Laura Noulian)
Non riesco a non essere attratta dai romanzi che giocano con la lettura: metaromanzi, protagonisti lettori o scrittori, storie incatenate che ti sfidano continuamente a non perdere le fila della storia. Quindi non potevo non gettarmi sulla riproposta di Adelphi di un classico molto celebrato e che non avevo mai letto. L’inizio non delude certo le aspettative e l’idea di raccontare un romanzo attraverso la lettura che ne fa l’ex moglie dell’autore è davvero notevole. Così Susan si trova incatenata alla storia di Tony, che si è visto rapire moglie e figlia durante un viaggio in autostrada, pensando costantemente all’uomo che ha sposato e poi lasciato, proprio a causa della sua ostinazione nel voler diventare scrittore. Austin Wright scrive una bella storia sulle sovrastrutture emotive che possono accompagnare la lettura, ma non riesce a mantenere ritmo e interesse sino alla fine. Però vale la pena leggerlo.
Raj Rao, AUTOBIOGRAFIA DI UN INDIANO IGNOTO, Metropoli d’Asia (traduttori vari)
I racconti dello scrittore indiano sono perfetti da portarsi in giro per riempire qualche noiosa attesa, ma hanno anche il vantaggio di poter essere letti tutti di seguito senza annoiare il lettore. Sono infatti estremamente versatili: quindici racconti polifonici, vivaci, imprevedibili che raccontano ansie, frustrazioni, manie dell’uomo contemporaneo, certo non solo indiano. Tra auto, macchine fotografiche, donne affascinanti e sfuggenti, uomini da invidiare, amare, sognare, uccidere, si muovono protagonisti che fanno insieme ridere e intenerire. Grazie a una scrittura varia, avvolgente, mai stonata. Anche solo il primo racconto, dove un venditore di auto, sosia di Salman Rushdie, decide di eliminare il famoso scrittore, vale la lettura del libro.
Jennifer Egan, IL TEMPO È UN BASTARDO, Minimum fax (trad. di Matteo Colombo)
Difficilmente penso all’autore quando leggo un libro: se lo evoco è per lo più per insultarlo. Una lettrice mi raccontava che una volta ha dovuto interrompere la lettura per alzarsi in piedi e applaudire lo scrittore. Mi è sembrata una scena buffa, io forse avrei applaudito il libro. Perché se quando leggo mi viene in mente l’autore, anche se molto bravo, è perché probabilmente si pavoneggia troppo delle sue doti narrative e questo mi irrita. Poi, come spesso succede, devo smentire me stessa e ammettere che sì, mi sarei alzata ad applaudire Jennifer Egan. Perché è riuscita a farmi stare in equilibrio su due piani apparentemente incompatibili: il pensiero costante della bravura dell’autrice e insieme tenermi comunque dentro alla storia. IL TEMPO È UN BASTARDO è un libro magistrale: polifonico come i classici sanno esserlo, un’epopea travestiva da telenovela, con i miti dei nostri tempi, musica, abiti, soldi, luoghi esclusivi, palazzi simboli del potere e però l’eterna lotta tra aspirazioni e realtà, tra talento e colpi di fortuna, dove ognuno trova il se stesso che è e quello che vorrebbe essere. Non vi racconto nulla della vicenda, non posso togliervi il piacere di scoprire i continui rimandi tra personaggi e storie, la ricchezza psicologia dei protagonisti, le azioni e le voci che vanno a comporre un romanzo unico come pochi che ho letto. Poi magari ci troviamo tutti insieme ad applaudire Jennifer Egan.
Ernest Van Der Kwast, MAMA TANDOORI, ISBN (trad. di Alessandra Liberati)
Era da tanto che non leggevo un libro così divertente e amaro insieme. L’autore, di madre indiana (e che madre!) e padre olandese, riesce a mettere insieme l’ossessione per il risparmio della madre con la disabilità del fratello maggiore; le ambizioni materne sui figli e la tacita sopportazione del padre; la moglie mussulmana del fratello e la storia della fuga della madre dall’India. Come già anticipa bene il titolo, è la mamma, con il suo carattere forte e fuori dal comune, il filo conduttore di tutte le vicende di questo spassoso e intelligente romanzo. Su un’unica cosa l’inarrestabile protagonista della storia aveva torto: se Ernest per accontentarla avesse deciso di non fare lo scrittore, sarebbe stato davvero un delitto imperdonabile.
Francesca Scotti, QUALCOSA DI SIMILE, Pequod
Quello che colpisce dei racconti di Francesca Scotti, già leggendo solo le prime pagine è la maturità stilistica, la pulizia precisa dello stile, la capacità di avvolgere il lettore in un'apparente quieta quotidianità, per poi via via aumentare il ritmo e dare la stoccata finale. Sottilmente annunciata, ma mai prevedibile e prevista. Incontriamo così una giovane donna ritornata da un periodo di cure, probabilmente psichiatriche, che vede spezzate le sue semplici aspirazioni per colpa di una torta, al centro di una scena ugualmente drammatica e umoristica; poi tocca all’incontro tra allieva e maestra di musica, in un commovente dialogo rotto dalla voce della bambina della giovane donna che tanto ha sofferto per l’abbandono subìto dalla sua insegnante; e ancora ragazze in vacanza da sole nella casa di una di loro, la non amica, quella meno amata. Scorrono i personaggi, scorrono i racconti con sempre un piccolo richiamo tra l’uno e l’altro come se l’autrice lanciasse un gioco che il lettore si diverte a seguire cercando gli indizi di parentela tra una storia e l’altra. Una lettura che conforta sul futuro della narrativa italiana.
Chris Cleave, PICCOLA APE, Bompiani (trad. di Alberto Cristofori)
“Questo è il momento. Anche per una ragazza come me giunge un giorno in cui può smettere di sopravvivere e incominciare a vivere”. Sempre sospeso tra il dramma e la commedia, in un alternarsi a volte frenetico dei due registri narrativi, il romanzo di Cleave impedisce al lettore già dalle prime righe di abbandonare la lettura. La storia è quella di Little Bee, un'adolescente nigeriana, che insieme ad altre tre immigrate esce dal centro di detenzione temporanea in cui ha vissuto per due anni. Non sapendo dove andare, senza documenti, telefona alle uniche persone che conosce in Gran Bretagna, Andrew e Sarah O'Rourke, che due anni prima in Africa le hanno salvato la vita. La vita di tutti subisce un contraccolpo, e Little Bee e Sarah si trovano al centro di uno scontro politico, economico e sociale molto più grande di loro. Chris Cleave è veramente bravo nel raccontare una storia estremamente realistica con un linguaggio vero, ironico, che strappa spesso il sorriso nonostante la drammaticità della vicenda.
Rose Tremain, LA CASA DELLA SETA, Tropea (trad. di M.B. Piccioli)
Dopo il bellissimo IN CERCA DI UNA VITA, attendevo con ansia il nuovo libro di Rose Tremain, che è riuscita a sorprendermi. Dal clima urbano del romanzo precedente ora infatti la scrittrice inglese ci immerge nella campagna silenziosa e isolata del sud della Francia. Qui si incrociano i destini degli abitanti di una vecchia casa colonica, il Mas Lunel, dove un tempo si allevavano bachi da seta, e quello dei fratelli Verey, intenzionati ad acquistare la casa. Sono due coppie di fratello e sorella accomunati da infanzie dolorose, anche se molto diverse. Aramon e Audrun condividono un segreto e una sofferenza che ha rovinato per sempre le loro esistenze, mentre gli inglesi Vittoria e Anthony, pur nel benessere economico, hanno dovuto fare i conti con una madre anaffettiva ed egoista. La vicenda di questo romanzo gotico rurale si gioca tutta intorno alla casa, dove non si smette mai di respirare il pesante fardello delle azioni dei genitori che ricadono sempre moltiplicate sui destini dei figli.
Nina Sankovitch, SE PER UN ANNO UNA LETTRICE. LA VITA. UN LIBRO ALLA VOLTA, BUR (trad. di Eleonora Cadelli)
“... avevo bisogno di leggere un libro al giorno. Avevo bisogno di sedermi, fermarmi e leggere. Avevo trascorso gli ultimi tre anni di corsa, riempiendo la mia vita e la vita dei membri della mia famiglia con attività, progetti e movimento, movimento costante e nonostante questo... non potevo scappare dalla sofferenza e dal dolore. Era giunto il momento di smettere di correre. Era giunto il momento di cominciare a leggere”: questo il progetto realizzato da Nina Sankovitch, che però non ci racconta pedissequamente il suo “un libro al giorno”, ma attraverso la lettura racconta la storia sua e della sua famiglia e il ruolo che hanno avuto i libri nelle loro vite. Anche se forse l’obiettivo che si è prefissata Nina può sembrare una forma di dipendenza come l’alcool e le droghe, in realtà il valore del libro sta nelle tante letture che hanno scandito la vita della protagonista, raccontate come solo un lettore sa fare.
Lydia Davis, CREATURE NEL GIARDINO, BUR (trad. di Adelaide Cioni)
“Conosciamo solo quattro persone noiose. Il resto dei nostri amici li troviamo molto interessanti. La maggior parte degli amici che troviamo interessanti però ci trovano noiosi: i più interessanti sono quelli che ci trovano più noiosi...”. Non chiedetemi che libro sia perché non l’ho capito. So solo che è riuscito a sorprendermi e spiazzarmi e anche per questo mi è piaciuto. Lydia Davis, vincitrice del National Book Award nel 2007, ci e si diverte a mettere insieme racconti, riflessioni, ironiche considerazioni in un libro difficilmente definibile che può anche sembrare un'unica grande storia sul mondo intero e soprattutto sui suoi abitanti.
Jon Kalman Stefansson, PARADISO E INFERNO, Iperborea (trad. di Silvia Cosimini)
“I mesi che passava lontano da casa erano interamente dedicati al lavoro, alla lotta per la sopravvivenza e per tenere lontana la miseria, ma il tempo libero era dedicato alla lettura. Eravamo incorreggibili. Pensavamo sempre ai libri, a imparare, eravamo tutti eccitati, completamente esaltati se sentivamo parlare di un nuovo libro interessante, immaginavamo come potesse essere, discutevamo del possibile argomento la sera, dopo che vi eravate addormentati”.
Unica controindicazione per questo poetico, intenso e originale romanzo è... il freddo. Se ne soffrite, procurate una calda coperta in cui avvolgervi per leggere di un paese ostaggio della natura più primitiva e impietosa. Anche se “chi abita in questa valle vede solo frammenti di cielo. Per orizzonte ha le montagne e i sogni”.
Varujan Vosganian, IL LIBRO DEI SUSSURRI, Keller (trad. di Anita Natascia Pernacchia)
Non posso dirlo con parole mie. Ho letto questo libro ormai da più di un mese, ma non riesco a scriverne niente perché mi sembra in qualche modo di profanarlo, di non rendere minimamente il suo valore. Quindi faccio così: vi rimando alla bellissima recensione dell’amica Marilia Piccone su stradanove e vi do l’inizio, così potete cominciare a leggere e non finire più. “Io sono, più di ogni altra cosa, quel che non sono riuscito a compiere. La più vera delle vite che indosso, come un fascio di serpenti annodato a un’estremità, è la vita non vissuta. Sono un uomo che su questa terra ha vissuto immensamente. E nella stessa misura non ha vissuto”.
Siddhartha Mukherjee, L’IMPERATORE DEL MALE. UNA BIOGRAFIA DEL CANCRO, Neri pozza (trad. di Roberto Serrai)
Non mi aveva assolutamente sfiorato l’idea di leggere il libro di Mukherjee. Non per sfiducia, ma semplicemente perché pensavo non mi interessasse minimamente un tomo di più di 800 pagine sul cancro. Non perché non sia stata toccata o sia insensibile al problema, ma perché pensavo che il libro non avesse nessun valore letterario o che comunque non potessi utilizzarlo per il mio lavoro con i lettori di narrativa. Quanto mi sbagliavo! Spinta dal fatto che il libro ha vinto il Pulitzer 2011, premio di cui mi fido abbastanza, ho deciso di assaggiarne almeno qualche pagina. Conclusione: in due giorni l’ho finito leggendolo in tutti i momenti liberi che avevo. L’imperatore del male è un opera letteraria e l’oncologo americano è un vero scrittore. “L’imperatore del male” è una grande saga sulla lotta alla malattia dove risaltano personaggi descritti con maestria e un senso del racconto e del ritmo notevoli. Non dico che vi dimenticherete del protagonista vero del libro, ma ricorderete soprattutto i pazienti, i medici, i biologi, i politici, gli scienziati coinvolti nella lotta alla terribile malattia, raccontati con partecipata leggerezza.
Josephine Angelini, STARCROSSED, Giunti (trad. di Marco Rossari)
L’impresa non era facile: mettere in scena la mitologia classica senza snaturarla; coinvolgere i lettori young adult senza fare mancare loro avventura, amore, mistero; creare una storia insieme mitologica e credibile; fare venire voglia magari di leggere o rileggere le tragedie greche, ma senza farle troppo rimpiangere. Un’impresa quasi titanica che Josephine Angelini, pur con qualche sbavatura, si porta a casa con leggerezza, con un romanzo con tanti livelli di lettura che conquisterà le lettrici di Twilight, ma anche lettori più scettici e alla ricerca di qualche novità. Perché la storia di Helen che sente sempre il fortissimo impulso di attaccare Lucas, un nuovo compagno di classe, ha origini molto profonde che via via si ha voglia di scoprire. E alla fine viene davvero voglia di capire chi sono le Erinni e le Parche e magari di scoprire che Eschilo può essere un buona fonte di letture per i giovani lettori.
Carol Shields, L’AMORE È UNA REPUBBLICA, Voland (trad. di Barbara Ronca)
“Fay ha notato che l’amore, nei romanzi rosa vecchio stile e nei film moderni, viene considerato una specie di suprema benedizione, accompagnata di solito da ottima salute, un lavoro soddisfacente, armadi pieni di vestiti e, soprattutto, una sostanziale assenza di altre persone… I dolori e gli espedienti degli innamorati dei film o dei libri appartengono solo a loro, un cerchio chiuso, una simmetria di corpi e desideri, un inverso circolare a accogliente retto da leggi proprie. Ma non c’è niente di vero in questo. Il mondo non si mette in un angolo. Invece preme sempre di più”. Si può ancora scrivere un romanzo d’amore intelligente, intrigante e pieno di colpi di scena verosimili e osservazioni condivisibili e mai banali sul matrimonio? Ci riesce la scrittrice canadese con i punti di vista di Fay, incostante sentimentalmente e dedita allo studio delle sirene, assolutamente allergica ai legami a lungo termine e Tom, al contrario, convinto assertore del matrimonio, tanto che a quarant’anni ne ha già collezionati tre. I due sono destinati ad incontrarsi ma non sarà come potreste facilmente immaginare...
Craig Silvey, JASPER JONES, Giano (trad. M. Rossari)
Tanto Charlie è affidabile, tranquillo, educato, il classico bravo ragazzo che rende orgogliosa la sua famiglia tanto Jasper Jones è considerato un tipo da non frequentare perché è un Ladro, un Bugiardo, un Delinquente, un Perdigiorno. È pigro e inaffidabile. È un selvaggio e un orfano, o almeno cosi pare. Cosa fanno allora insieme i due ragazzi? Il racconto di un’estate sconvolgente in un un romanzo intenso, ricco, paragonato alle opere di quel Mark Twain che Charlie ritiene un maestro di vita. Jasper Jones infatti è un romanzo di formazione autentico e avvincente che conquisterà i ragazzi e farà tornare all’adolescenza gli adulti.
Katherine Min, MONDO DI SECONDA MANO, 66thand2nd (trad. di Francesca Toticchi)
“Nasciamo in un mondo di seconda mano. Tutto ciò che per noi è nuovo lo è solo perché siamo appena nati. Ma è quello che non possiamo vedere, tutto quello che è avvenuto prima di noi – ciò che i nostri genitori hanno visto, sono diventati e hanno fatto – che ci avvolge come fasce smesse che qualcuno ci ha passato, anche se siamo ancora nudi”. Incomunicabilità, passaggio, notturno, intimità, tempi bui, accusa, indecisione: anche i titoli dei capitoli sono parole chiave del rapporto genitori-figli che permea tutto questo straordinario romanzo, con al centro la figura dell’adolescente Isa. Schiacciata tra le personalità potenti dei suoi genitori e un lutto che devasta l’intera famiglia, Isa affida all’amicizia, alla lettura e all’amore per Hero la disperata ricerca di una sua identità. Che non sia quella sognata dalla madre o quella degli insulti di “muso giallo” che riceve a scuola. Ma ci si può liberare delle proprie origini? “Mi venne in mente… che forse ero davvero due figlie diverse, o – per la precisione – mezza figlia per ognuno dei miei genitori… perché per i miei genitori era solo metà di qualcosa e non sarei mai potuta essere completa ai loro occhi”.
Juan Villoso, IL LIBRO SELVAGGIO, Salani
“... i libri sono come gli specchi: ciascuno ci vede quello che ha in testa. Il problema è che scopri quello che hai dentro soltanto quando leggi il libro giusto. I libri sono specchi indiscreti e temerari: ti fanno uscire le idee più originali, stimolano pensieri che non sapevi di avere. Quando non leggi, quelle idee restano chiuse nella tua testa. Non servono a niente”. I libri sono protagonisti di questo romanzo poetico e intrigante che vede il quattordicenne Juan, costretto a passare l’estate nella casa dello zio Tito, un bibliofilo buffo e originale. Nel labirinto della sua biblioteca Juan scoprirà di essere un lettore speciale, capace di arrivare al cuore dei libri. E quindi in grado di riuscire nell’impresa sempre sognata dallo zio: trovare il libro selvaggio. Ma Juan vivrà anche il primo amore e avrà modo di riflettere sulla complessa situazione della sua famiglia con una nuova e più matura consapevolezza.
Dorothy Stevenson, IL LIBRO DI MISS BUNCLE, Astoria
Miss Barbara Buncle conduce un’esistenza ordinaria nel villaggio di Rivargenton, tra le passeggiate mattutine, i tristi tè a casa della donna più in vista del paese e le faccende domestiche divise con la fedele e saggia Dorcas. Anche se ancora giovane passa praticamente inosservata per gli abiti goffi e spenti e l’abitudine di non intervenire mai nella discussioni. Siamo nei primi anni trenta del Novecento e la crisi economica non tarda a farsi sentire, così un giorno Miss Buncle si accorge che la rendita con ci vive si fa scarsa e che per andare avanti deve inventarsi qualcosa. Decide allora di provare a scrivere un libro. E ci riesce benissimo. Il romanzo, pubblicato con lo pseudonimo di John Smith, diventa un bestseller. Il problema è che la giovane donna ha raccontato fedelmente i suoi concittadini, con i loro vizi e virtù registrati con grande realismo. Nel villaggio si apre la caccia all’autore del libro e per Barbara la vita non è certo più così noiosa. Anzi!
Salvatore Scibona, LA FINE, 66thand2nd
Scrivere questa recensione è quasi imbarazzante. Ma non posso non segnalarvi un vero scrittore come Salvatore Scibona. Mi sento però davvero inadeguata a parlare del suo "La fine" perché, come potrete leggere sul sito del suo editore italiano, sono uscite delle recensioni magnifiche, davvero al pari del romanzo. In particolare leggete quella che gli ha dedicato Gabriele Romagnoli, è davvero perfetta. E c’è poco da aggiungere. La fine vi lascerà spiazzati perché è un libro difficile da dimenticare per l'intensità della storia e soprattuto per la scrittura densa ed elegante. Tanto che l'autore è stato inserito tra i venti migliori scrittori americani under 40. Salvatore Scibona irretisce il lettore con le vite dei suoi protagonisti, immigrati italiani nell’America degli anni Cinquanta legati da una serie di legami e situazioni, molte delle quali si svelano solo alla fine del romanzo. Sembra da subito di entrare in un romanzo classico, in un racconto epico di esistenze rese immortali dalla letteratura.
Dubravska Ugresic, BABA JAGA HA FATTO L’UOVO, Nottetempo
“Tutte le culture primitive sapevano come comportarsi con la vecchiaia. Le regole erano semplici: quando i vecchi non erano più di alcuna utilità, venivano lasciati morire oppure venivano aiutati a passare all’altro mondo… Mentre gli ipocriti di oggi, che inorridiscono di fronte alla barbarie delle usanze di una volta, terrorizzano i loro vecchi senza un briciolo di rimorso di coscienza. Non sono in grado di ucciderli, né di occuparsene, né di costruire per loro istituzioni adeguate, né di organizzare un servizio di assistenza adeguato. Li lasciano a morire di noia in stanze solitarie, nelle case di riposo…”: ecco una riflessione di Pupa, una delle protagoniste di questo originale romanzo dedicato proprio alla vecchiaia. Di vecchi infatti è piena la narrazione che ora procede come una fiaba della tradizione orale con degli stacchi rubati ai cantastorie; ora è un viaggio nel passato per resuscitare la memoria della madre, ora un saggio ironico e spassoso sulla Baba Jaga.
Manuele Fior, CINQUEMILA CHILOMETRI AL SECONDO, Coconino Press-Fandango
Quello che colpisce subito sono i colori, che segnano anche lo scorrere temporale della storia. Grafic novel eletta miglior libro dell’anno ad Angouleme 2011, il più prestigioso premio dedicato al genere, Cinquemila chilometri al secondo è il ritratto di una generazione che potrebbe appartenere ad ognuno di noi. Anche se Lucia, Piero e Nicola sono chiaramente ragazzi del nostro tempo, in cerca di lavoro, identità, certezze e libertà, la loro storia in realtà, per i sentimenti più profondi, appartiene alla magia e alla maledizione della giovinezza in generale. Ma al dià della vicenza emblematica, poetica e dura insieme, sono le immagini di Fiori che riescono a raccontare pensieri e sentimenti dei suoi protagonisti.
Posy Simmonds, TAMARA DREWE, Nottetempo
Dovendo trovare le parole chiave per questa graphic novel in qualche modo un po’ anomala perché ci sono pagine di diario immagini, dialoghi, articoli di giornale, non si avrebbe che l’imbarazzo della scelta. Degli scrittori e del loro narcisismo, del matrimonio e della fedeltà, di bellezza e seduzione, di noia e stupidità adolescenziale, di mucche e cani, di cucina rustica e abiti sformati, e di tanto altro racconta Posy Simmonds grazie a personaggi ben costruiti, ritratti durante un anno trascorso a Stonefield, una fattoria adattata a ritiro per scrittori. “Il mondo di Posy è un mosaico di campi, staccionate e mucche, di arguzia e complessità, di umorismo e tragedie, di personaggi che sono insieme ridicoli e adorabili." Così il regista inglese Stephen Frears che ha tratto dalla graphic novel una black comedy e che racconta davvero bene il clima ironico e intrigante del libro. Davvero da non perdere.
M. C. Beaton, AGATHA RAISIN E LA QUICHE LETALE, Astoria
“Agatha aveva cinquantatré anni, capelli di un castano scialbo, un viso quadrato e insignificante, corporatura tozza. Nelle pubbliche relazioni è utile avere un certo fascino, e Agatha ne era del tutto sprovvista. I risultati li otteneva applicando in modo alternato la tecnica poliziotto buono-poliziotto cattivo; ora faceva la prepotente ora la ruffiana per conto dei suoi clienti”: Agatha Raisin, chiude la società di PR, che le ha permesso di guadagnare un bel po' di soldi, lascia Londra e si trasferisce nei Cotswolds. Ma una come lei potrà trasformarsi in una gentildonna di campagna? Sembra molto difficile. Se poi, appena arrivata, viene subito guardata con sospetto perché coinvolta in un avvelenamento culinario, per Agatha cominciano davvero giorni molto diversi da quelli che si era immaginata e si fa strada la nostalgia per la metropoli. Fino a quando non decide di indagare lei stessa sul presunto omicidio. Cominciate ad abituarvi a questa investigatrice, nel primo di una lunga serie di gialli, ironici e leggeri, intelligenti e sarcastici.
Ricardo Menedez Salmon, IL CORRETTORE, Marcos y marcos
“Anch’io avevo perso prematuramente le speranze. Anch’io mi ero arreso all’apatia della fine dei tempi. Anch’io avevo pensato che la filosofia non contava più. Che l’arte non contava più. Che la bellezza non contava più. Che tutte le discipline erano morte. Che restava soltanto quello che dettavano le grandi multinazionali, una manciata di notizie concertate ogni giorno tra governi e organizzazioni occulte, invisibili agli occhi dell’uomo comune, che muovevano i fili e dirigevano il mondo, le cose che importavano davvero la Borsa, i pozzi di petrolio, la corsa allo spazio. Il resto era secondario: sarebbero potuti scomparire interi pezzi di realtà e non sarebbe successo niente. .. La letteratura. A chi mai poteva interessare. Chi aveva bisogno di libri per vivere?” La mattina dell'11 marzo 2004 Vladimir corregge le bozze dei Demoni di Dostoevskij quando arriva la notizia dell’attentato ferroviario nella stazione di Atocha, centinaia di morti, migliaia di feriti. Ma che senso ha la letteratura di fronte a una tale tragedia? Un romanzo che è una profonda riflessione sul senso della vita ma anche una grande storia d’amore coniugale e il racconto di una intensa passione per la lettura: “La nostra vita, tutta intera, dall’alba fino all’ora del lupo, è una grande menzogna, un’ombra, una farsa… Per abitare questa menzogna, per riconciliarci con quell’ombra e quella farsa, per conciliare tutto quel che sappiamo con tutto quello che possiamo sopportare di sapere, è per questo che esistono cose come la letteratura”. Come dargli torto?
Martin Suter, COM’È PICCOLO IL MONDO!, Sellerio
Parafrasando il titolo, il romanzo sembra voler dire che ogni segreto, anche sepolto ormai da decenni, può sempre venire a galla.
E’ quello che teme Elvira Senn, ricca ereditiera dei potenti Koch, famiglia di magnati svizzeri dell'industria e della finanza, che tenta in tutti i modi di neutralizzare il povero Konrad Lang, detto Ko-ni, cresciuto come parente povero insieme a Thomas (Tomi) Koch. "Il figlio di una nostra ex domestica che mia madre aiuta” vive infatti all’ombra del icco erede, schiavo dei suoi capricci e privato di una sua esistenza autonoma. Finché l’Alzheimer non risveglia antichi ricordi...
Laila Wadia, COME DIVENTARE ITALIANI IN 24 ORE. IL DIARIO DI UN’ASPIRANTE ITALIANA, Barbera
“Il quotidiano di provincia si legge per il suo valore ludico” sentenziò il mio professore d’italiano all’Università... Ora so che i giornali locali si leggono principalmente per sapere chi è morto e per il sudoku”: Laila Wadia mette a frutto la sua decennale esperienza di “migrante” per misurare il Ql (Quoziente d'Italianità) ideale per essere perfettamente integrati nel Bel Paese. La lettura spassosa e ironica è anche frutto di un notevole talento narrativo e di una capacità di osservazione e comprensione dei comportamenti tipici degli italiani: “Gli italiani sognano forse più degli altri – ed è probabilmente questo l’ elisir del paese. I poveri sognano di vincere la lotteria, i ragazzi sognano un lavoro fisso, i vecchi sognano di arrivare fino alla fine del mese con la pensione sociale, i ricchi sognano la residenza a Montecarlo, ma tutti gli abitanti del Belpaese sognano di vincere nuovamente il mondiale e di tornare alla cara vecchia lira ed ad un mondo dove tutto costava la metà, persino questo libro”.
Sharma Bulbul, GARAM MASALA, O Barra O
“Le donne sapevano che c’era una storia in arrivo e si sedettero ad ascoltare. Si erano messe più comode, ma con le mani continuavano a fare a pezzetti e a pulire le verdure. Era la prima storia del mattino e tutte speravano che non fosse una storia triste. Quelle tristi sarebbero venute poi, e poi altre ancora, dolci o amare, storie di rabbia, perché ognuna ne avrebbe raccontata una. Cinque storie tagliando la verdura, una mondando il riso e magari due mescolando il kheer… Nessuno poteva dire quante storie avrebbe regalato quel giorno”. Le storie e il cibo, quale migliore connubio? E leggendo i raffinati racconti della scrittrice indiana viene sempre più fame di storie, di conoscere le vite delle donne che si trovano, con una ritualità precisa e religiosa, a preparare i cibi per una celebrazione funebre.
Gabriella Giandelli, INTERIORAE, Coconino press
“Le case sono organismi, vanno tenute in vita. Con l’energia dei sogni di chi ci abita. Ogni palazzo ha nelle sue viscere il Grande Buio. Io conosco tutti i segreti, le cose più intime. Chi legge nei sogni sa le ragioni di chi vive”. Un condominio come tanti, abitato da varia umanità: Angela vicina alla morte, ma la più ricca di sogni; due tenere adolescenti, un ragazzo forse perduto, una donna triste e insoddisfatta e Tino, un bambino speciale, l’unico che può vedere e sentire il coniglio, emissario alla ricerca dei sogni che alimentano il Grande Buio. Un graphic novel sontuoso, dove le immagini si fondono perfettamente a una storia immaginifica e toccante.
Viola Di Grado, SETTANTA ACRILICO TRENTA LANA, e/o
Che poi alla fine piaccia o meno non si può però assolutamente rimanere indifferenti di fronte a questo romanzo d’esordio, caratterizzato da una scrittura potente e mai banale.
Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "l'inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c'era prima". Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Ma quello che colpisce in questa storia è la capacità di immergere il lettore in un luogo e in un clima claustrofobico e opprimente con delle immagini e metafore indimenticabili.
Gordon Reece, TOPI, Giunti
“No, l’arte, la musica e la poesia non rispecchiavano assolutamente la realtà. Erano solo un rifugio per codardi, un’illusione per chi era troppo debole per affrontare la verità. Nel tentativo di assorbire questa “cultura” non avevo fatto altro che diventare debole, debole e impotente, incapace di difendermi contro le bestie umane che popolavano questa giungla del ventunesimo secolo”: una ragazzina vittima di un gruppo di scaltre bulle, degna erede di una madre sconfitta di fronte all’offensivo divorzio impostole dal marito e sempre sfruttata da colleghi e datori di lavoro. Shelley 16 anni e sua madre, dolci e intelligenti, in fondo sono nate topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Gordon Reece riesce a raccontare una storia di umiliazioni e soprusi quotidiani senza eccessivo sentimentalismo e un perfetto equilibrio tra i caratteri e i comportamenti dei vari protagonisti.
Jens Grondal, QUATTRO GIORNI DI MARZO, Marsilio
Ingrid Dreyer è una donna di quarantotto anni, subissata di impegni, separata dal marito e madre ormai single di Jonas, quindici anni. Una telefonata improvvisa che la raggiunge nella camera d'albergo di Stoccolma, dove si trova per un viaggio di lavoro, la getta in una crisi d'identità: suo figlio si è reso colpevole dell'aggressione di un ragazzo di origine araba ed è stato arrestato. Mentre torna a casa, a Copenaghen, Ingrid si abbandona al fatale esame di coscienza: perché le cose sono andate così? Perché sente di essere sempre più con le spalle al muro, come donna e come madre, e ritiene che la sua vita sia un fallimento? Seguire le sincere pulsioni del cuore alla fine quindi non ha pagato. Sarebbe stato meglio seguire le ragioni sociali e mantenere insieme marito e amante? Attraverso i quattro giorni successivi alla telefonata Ingrid indaga la sua vita anche attraverso quelle della madre e della nonna per trovare una sorta di filo affettivo ed esistenziale che possa darle qualche risposta. Una vicenda familiare e generazionale raccontata con il passo della grande letteratura.
John Irving, ULTIMA NOTTE A TWISTED RIVER, Rizzoli
Succede solo con i romanzi migliori di estraniarsi completamente dalla proprio realtà e vivere come una sorta di esistenza parallela dentro la storia. Succede con il nuovo romanzo di John Irving che ci trasporta nelle segherie dello Iowa, nell’America delle foreste sterminate e dei pionieri, e poi nelle università americane grazie a due personaggi di origine italiana, o meglio siciliana, a cui è impossibile rimanere indifferenti. La storia della fuga di Dominic Baciagalupo e di suo figlio Danny, proprio a causa dell’ultima notte del titolo, ha il sapore epico dei grandi romanzi, che non ti lasciano tregua e ti chiamano continuamente alla lettura. E sono tantissimi gli elementi che rendono il romanzo irresistibile, dall’ambientazione naturale e implacabile; ai protagonisti così maschili e complessi, dal gioco letterario di farci incontrare altri scrittori come Vonnegut e Cheever alla capacità di sorprendere sempre il lettore. Insomma tanti motivi per leggerlo e nessuno per non farlo.
Gilberto Severini, A COSA SERVONO GLI AMORI INFELICI, Playground
“Si sa tutto sugli innamorati infelici, niente o pochissimo sui destinatari di amori impossibili da ricambiare. Sugli amati infelici. Anche questa può essere una condizione di grande avvilimento”. Autore molto stimato, al quale è riconosciuto un indubbio talento letterario, Gilberto Severini sublima le caratteristiche della sua scrittura in questo romanzo pacato e intenso, affilato e suadente. Alla vigilia del nuovo millennio, un cinquantenne si trova in un reparto di rianimazione cardiaca in attesa di un delicato intervento. Nella lunga attesa decide di non ricevere visite e passa il tempo, oltre che ad osservare quello che gli accade intorno, a scrivere tre lettere a tre figure fondamentali per la sua vita. Con uno sguardo lucido su se stesso e la società in cui viviamo. Bellissimo.
Yirmi Pinkus, IL FOLLE CABARET DEL PROFESSOR FABRIKANT, Cargo
Questo è uno di quei romanzi che ti riconciliano con la lettura. E che ti viene voglia di consigliare a tutti anche mentre lo stai ancora leggendo. Intanto fidatevi del tono propiziatorio del titolo che già anticipa come questo fulminante d'esordio sia un incredibile cabaret di fantasia, invenzione, sentimenti, humour e ricostruzione storica. Pieno di dialoghi piccanti, gag e battute, umorismo ebraico e ironia yiddish, vivace e coinvolgente, mette in scena tutta la vasta gamma dei sentimenti umani, deliziando e viziando qualsiasi lettore. Il protagonista poi, metà artista, metà filantropo rientra tra le figure indimenticabili della grande letteratura. Markus Fabrikant, infatti, delude la sua benestante famiglia decidendo di fondare una compagnia di teatro itinerante in lingua yiddish e di arruolare come artiste bambine ebree di talento salvate dagli orfanotrofi rumeni. Cominciamo così via via a conoscere Ester, Perla, Mimi, Gina piccola e Gina grande, personaggi straordinari ritratti con uno stile lieve e immediato, apparentemente semplice, ma in realtà raffinato e musicale come le rappresentazioni proposte dal cabaret. Un romanzo vero e toccante, giocoso e inteso, un piccolo capolavoro polifonico, da leggere assolutamente.
Angelo Orlando Meloni, IO NON CI VOLEVO VENIRE QUI, Del Vecchio
Un libro comprato a Pisa Book, che si è rivelato un’ottima lettura per il viaggio di ritorno. Il sottotitolo recita: “Breve manuale di autodistruzione per il conseguimento della felicità” e, grazie all’ironia e all’acutezza della narrazione, potrebbe davvero funzionare. In realtà il romanzo del talentuoso scrittore siciliano è una parodia tenera e mai banale del mondo cosiddetto “culturale” italiano, nella sua accezione apparentemente più provinciale, ma per questo forse più vera e sofferta. Non si fa infatti mancare nulla il protagonista che si cimenta con la musica, il teatro e la scrittura. A questo riguardo, come ci avverte l’aspitante scrittore e sceneggiatore: “Un importante istituto di ricerca ha dimostrato che due individui su tre a un certo punto della loro vita scrivono una storia. La medesima indagine ha riscontrato che la storia è più o meno sempre la stessa”. Se volete sapere quale, leggete questo ironico romanzo, che riesce a raccontare senza ridondanti pietismi o eccessivi voli pindarici una generazione priva di punti di riferimento, capace però di distinguere ciò che vale o non vale, ma obbligata a fingere e ad adeguarsi al sistema dominante. Come quella delle raccomandazioni o delle scuole di scrittura, qui parodiate ma non troppo.
David Small, STITCHES, Rizzoli Lizard
Ci sono delle coincidenze nella vita a cui bisogna arrendersi e non lasciarsi sfuggire. Una riguarda me, questo sito e l’immagine che trovate in homepage e anche in giro per le pagine. E’ tratta da un libro per bambini che si intitola La biblioteca, scritto da Sarah Stewart e illustrato da David Small. L’ha pubblicato in Italia Mondadori qualche anno fa e ho subito pensato che la lettrice con il carrettino pieno di libri in copertina ero proprio io. Così quando è nata l’idea del sito lettoreambulante, nonostante le offerte molto gentili e generose di amiche e amici illustratori per regalarmi un’immagine, ho pensato di tentare di chiedere a David Small il permesso di usare proprio quella. Sapevo che è un illustratore di fama mondiale, ma ho pensato che tentare non mi costava nulla. Nel giro di poche ore mi ha risposto e quello che mi ha scritto sarebbe da archiviare nel settore “più sono grandi, più lo sono in tutto”. Non farete fatica a scoprire la risposta, se siete entrati nel sito. Naturalmente non ringrazierò mai abbastanza David Small per la disponibilità e il tono amichevole ed entusiasta. Ma non è finita qui. Dopo qualche settimana dal nostro scambio di mail, leggo, credo sul Venerdì di Repubblica, dell’uscita del suo graphic novel Stitches, che mi sono subito procurata e che ho trovato incredibile. Adesso penso possiate perdonare l’ampia prefazione alla recensione, ma non potevo proprio non raccontarvi questa storia.
Con il graphic novel "Stitches" David Small, oltre a convincere critica e lettori concorre al prestigioso Eisner Award 2010 con due nomination per Best Reality-Based Work e Best Writer/Artist-Nonfiction. Autore di The Journey e illustratore di decine di libri per bambini, in Stiches lo scrittore americano riesce a raccontare la sua drammatica infanzia, segnata dalla mancanza di amore da parte in particolare della madre, senza pietismi o eccessiva durezza, ma con una veridicità dolorosa e immediata. Grazie anche a un caleidoscopio di immagini folgoranti che viaggiano tra l'incubo e la fiaba, tra l'assurdità del reale e la salvezza della fantasia. Alla fine della lettura la sensazione è quella di avere letto un lungo e intenso romanzo le cui immagini non abbandoneranno mente e cuore del lettore.
Gabriele Romagnoli, UN TUFFO NELLA LUCE, Mondadori
“Ciò che resta implicito fonda le relazioni che durano, o le salva”. La frase pescata nel nuovo romanzo di Gabriele Romagnoli è perfetta anche per definire il rapporto che si crea tra le pagine e il lettore in Un tuffo nella luce, dove siete chiamati a riscrivere davvero il libro che state leggendo. Romagnoli infatti riesce a tenere un equilibrio perfetto (non a caso trovate in epigrafe una frase del funambolo Philippe Petit) tra azioni e pensieri dei personaggi, lasciando al lettore i suoi meritati canali di interpretazione. E sono molte le finestre emotive e interpretative che apre questo romanzo sofferto ed intenso, che merita quindi più di una lettura. Dal tentativo del protagonista di evitare ogni dolore, chiudendosi in un attico inaccessibile e fuggendo ogni contatto umano; alle casualità a cui non si può sfuggire, che regalano al racconto sempre nuovi cambi di punti di vista. Da una New York “puntaspilli in cui sono conficcati palazzi, uno spreco di luci, colori, gesti” all’attentato alle due torri che ricorda come “anche nelle persone buone ci soni istinti e desideri terribili. Anche le persone buone possono fare cose terribili”. E’ un romanzo che procede per azioni e così rappresenta al meglio i personaggi, rendendoli tutti, dal protagonista Benny a Kim, da Nabil a El Nino plausibili e vivi. E’ anche un romanzo di cose (il biglietto della lotteria, la chiave d’oro, Il telescopio, le vetrate tappezzate di scritte) che parlano dei sentimenti delle persone e vogliono quasi diventare un grido di rivolta perché l’assenza di futuro non diventi un alibi per adeguarsi a qualsiasi presente. Così Romagnoli fonda più di una relazione duratura con il lettore.
Rebecca West, LA FAMIGLIA AUBREY, Mattioli 1885
Primo di una trilogia che ripercorre le travagliate vicissitudini di una famiglia di artisti, il romanzo di Rebecca West riporta al clima e alla raffinata letteratura dell’Ottocento.
Le vicende familiari degli Audrey, segnate dalla genialità e dalla sconsideratezza del capo famiglia giornalista e dal talento musicale e finanziario della madre, scorrono con sullo sfondo le tensioni sociali e le inquietudini di un'Europa alle soglie del Novecento.
La penna di Rebecca West sa seguire in particolare le sorelle Audrey nel loro percorso di crescita e di confronto con la dura realtà della società in cui vivono.
Sergio Ferrero, OPERAZIONE CANARINO, Salani
Un dattiloscritto inedito di Sergio Ferrero, ritrovato in un baule tra le sue carte viene ora pubblicato in una veste adatta a giovani e meno giovani lettori.
La storia dal sapore antico, ma dai sentimenti modernissimi vede protagonisti due ragazzini curiosi e la scomparsa di un amato canarino.
Sullo sfondo la Milano degli anni Settanta, la passione per l’opera e l’artigianato.
Il racconto è l’omaggio a un grande e raffinato letterato, ma anche l’occasione per cominciare a conoscerlo e riscoprirlo.
Chiara Valerio, SPIAGGIA LIBERA TUTTI, Laterza
Sarà perché conoscendola di persona da una parte ce la trovi tutta e dall’altra sei sicura che anche chi non la conosce non potrà non amarla, letterariamente s’intende. Sarà perché Scauri potrebbe essere Mantova o qualunque luogo di provincia dove il bello che c’è è scontato e il brutto sempre sottolineato. Sarà soprattutto perché è un bel libro che riesce a trasformare incontri e sensazioni personali in letteratura e trasmetterli così al lettore, ma questo libro di Chiara Valerio è da leggere, diffondere, regalare. E’ difficile, anzi quasi impossibile da raccontare. Per cui il piacere lo lascio tutto a voi. Ci troverete naturalmente Scauri, la vita di provincia, tanti libri e scrittori, a partire da Fabrizia Ramondino che proprio lì in spiaggia, è morta, ma anche tanti giovani alla ricerca del loro futuro, motorini scassati, personaggi famosi, antiche ricette, gelati, matrimoni, poesie e tante illusioni perché “Scauri è un po’ come Macondo ma ha lo stesso microclima delle isole Cayman (9156 km), solo che ci sono meno banche, il Mediterraneo non è il Mar delle Antille e Cristoforo Colombo non aveva nessun interesse a scoprirci”.
Penelope Lively, UN POSTO PERFETTO, Guanda
Confesso la mia debolezza e riconosco l’assurdità dell’affermazione, ma questo libro andrebbe segnalato anche solo per la magnifica copertina. Poi però la lettura conforta l’impressione visiva con questa bella villa edoardiana che è la vera protagonista del romanzo di Penelope Lively. Una casa che riecheggia ancora delle voci dei sei figli di Allison, madre per vocazione, sempre perfetta nel suo ruolo di allevatrice di bambini. Che, uno per volta, raccontano la loro infanzia, i rapporti tra fratelli, la strana figura paterna, con il filo conduttore latente di un segreto che segna questa famiglia apparentemente perfetta. Un romanzo corale con dei personaggi ben delineati, ma soprattutto un affresco vero e impietoso sulla famiglia e sul sentimento di onnipotenza che può regalare l’essere madre.
Elisa Ruotolo, HO RUBATO LA PIOGGIA, Nottetempo
Tre racconti lunghi che non abbandoneranno facilmente la mente del lettore grazie a una scrittura matura e raffinata che invita alla rilettura e alle storie quotidiane raccontate nella loro straordinarietà. Come la vicenda che vede protagonista un ragazzino di provincia che dopo aver disputato una strepitosa partita di calcio comincia ad essere soprannominato "Molto Leggenda", fino ad essere selezionato per un club di serie A. Ma la vita della città e i campi della massima serie sono troppo diversi dai sabbiosi campetti del paese di provincia e la giovane promessa non potrà far fruttare il suo talento.
Francesco Cataluccio, VADO A VEDERE SE DI LÀ È MEGLIO, Sellerio
Suscita una vasta e diversificata gamma di sentimenti la lettura del nuovo libro di Francesco Cataluccio che ci conduce in un viaggio insieme storico, geografico, letterario e sentimentale nella cultura ebraica dell’Europa centro-orientale, seguendo i suoi protagonisti anche in Argentina e in Africa. Ma le tappe del viaggio vanno anche a formare un intenso mosaico di vita che sottolinea la personalità di uno studioso poliedrico, curioso, ricco di passione per il passato, ma anche di un acuto e mai banale sguardo sul presente. Un libro per tutti, da leggere anche insieme ad alta voce e da adottare come lettura nelle scuole.
Giacomo Battiato, 39 COLPI DI PUGNALE, Gaffi
Un giallo storico, cupo e coinvolgente che non si riesce a smettere di leggere. La vicenda ci immerge nella Sicilia del 1836, dove in uno splendido baglio sulle alture che dominano i vigneti e le saline di Marsala, una donna viene uccisa nella notte con 39 colpi di pugnale. La vittima è Emma, moglie di Robert Ashby, uno degli uomini più ricchi dell'isola. Ad indagare è chiamato un giovanissimo magistrato, Francesco Sutera, tormentato dalla recentissima separazione dalla moglie e in procinto di partire e lasciare la Sicilia. Le indagini sveleranno sullo sfondo delle drammatiche vicende storiche, una sconvolgente verità.
Richard Russo, LA MAGIA DELL’ULTIMA ESTATE, Frassinelli
Con Il declino dell’impero Whiting era stato insignito del Pulitzer e annoverato tra i grandi narratori americani. Con La magia dell’ultima estate, Richard Russo non delude le aspettative e torna a raccontarci la famiglia come specchio della società americana e non solo. Dalle grandi casate detentrici del potere economico passa alle aule universitarie con la storia di Griffin, figlio di due frustati professori di letteratura, snob e perennemente in guerra con il mondo accademico e non solo. Griffin, impietosamente, non risparmia loro nulla nel raccontarli, ma alla fine è poi così diverso dai suoi genitori?
Anne-Laure Bondoux, FIGLIO DELLA FORTUNA, San Paolo
Conferma il suo indubbio talento narrativo ma anche la capacità di misurarsi con storie e personaggi molto diversi, Anne-Laure Bondoux, con il suo ultimo romanzo, un viaggio alla ricerca delle radici e della felicità. Nel Caucaso stremato dalla povertà e dalle guerre, Kumail vive in un vecchio edificio con Galya, che lo ha salvato da morte certa quando era ancora in fasce. Il ragazzino infatti è francese e si chiama in realtà Blaise Fortune. La storia del suo salvataggio da un treno deragliato e in fiamme è la sua coperta di Linus prima di addormentarsi, ma anche la speranza di una vita migliore, in un paese ricco ed accogliente.
Troy Balcklaws, BAFANA BAFANA. UNA STORIA DI CALCIO, DI MAGIA E DI MANDELA, Donzelli
Si chiama Pelé e vive in un povero villaggio in Sudafrica, il paese che ospiterà gli attesissimi Mondiali di calcio. Ce la farà il talentuoso e sognatore ragazzino ad essere in campo la notte dei mondiali, al fianco dei suoi beniamini? Forse con un intervento superiore che risponde al nome di Nelson Mandela si realizzerà il sogno di un piccolo calciatore.
Un racconto di calcio e vita, vivace, commuovente e sentito che ci porta insieme con il ragazzino, attraverso le migliaia di chilometri che dovrà compiere senza soldi per assistere alla finale, inquadrato dalle telecamere di tutto il mondo.
Doshi Tishani, IL PIACERE NON PUÒ ASPETTARE, Feltrinelli
“Da assaporare lentamente” dovrebbero scrivere sul frontespizio di questo romanzo davvero incantevole, con una scrittura e un ritmo che diventano musica davanti agli occhi del lettore. Ha un indubbio talento la giovane scrittrice indiana e soprattutto dimostra una maturità stilistica straordinaria al servizio di una storia intrigante e originale. Babo è il primo membro della famiglia Patel a lasciare Madras e volare a Londra per studiare. Lì si innamora di una ragazza gallese dalla pelle color latte, Sian Jones. La loro storia d'amore sconvolge le rispettive famiglie d’origine con conseguenze ora drammatiche, ora esilaranti.
Helen Humphreys, COVENTRY, Playground
Non delude mai la raffinata scrittrice e poetessa canadese che con Coventry ci riporta al clima di guerra già respirato in “Il giardino perduto”. In questo nuovo romanzo però i protagonisti sono coinvolti direttamente e drammaticamente nei bombardamenti tedeschi della città inglese, completamente rasa al suolo nel novembre del 1040. Qui si incrociano i destini di due donne: Harriet Marsh, una donna sola e disincantata, vedova di guerra e Maeve Fisher, donna anticonformista con uno spiccato talento artistico. Le due condivideranno un destino di dolore, ma anche di consapevole solidarietà che invade tutta la sfortunata cittadina inglese insieme alle devastanti bombe.
Jacques Bonnet, I FANTASMI DELLE BIBLIOTECHE, Sellerio
“La lettura era come i quattro fiumi dell’Eden, che nascendo da un’unica sorgente scorrono verso i quattro punti dell’orizzonte: aboliva le distanze e mi trasportava istantaneamente in contrade remote dagli strani costumi... e la biblioteca è la cosa che più si avvicina al paradiso terrestre”: è un organismo vivo questa biblioteca piena di fantasmi di Jacques Bonnet, collezionista di volumi, editore e traduttore.
Parla dei libri come di vecchi amici, illustra gli infiniti metodi per classificarli, i rischi della passione per la lettura e ci rassicura che non è necessario aver letto tutti i libri che si posseggono.
Helena Janeczek, LE RONDINI DI MONTECASSINO, Guanda
Un romanzo di vita e guerra insieme. Un mosaico di storie da tutto il mondo, racchiuse nello spazio ristretto dell’abbazia di Montecassino. Una parabola temporale che dal 1944 arriva ai giorni nostri e in una fluida staffetta di racconti e personaggi narra buona parte della storia del secondo Novecento. Helena Janeczek è davvero brava nel restituire alla letteratura le vicende di alcuni soldati che hanno combattuto per sfondare la Linea Gustav. Tra le truppe alleate non ci furono infatti solo americani e inglesi, ma anche truppe di altri continenti : marocchini, indiani, nepalesi e persino un battaglione di maori della Nuova Zelanda.

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